DALL’UOMO SAPIENS ALL’UOMO IN MASCHERA

DALL’UOMO SAPIENS ALL’UOMO IN MASCHERA

Antonio Dovico  —  Con l’uomo in maschera siamo al non plus ultra dell’evoluzione umana, e chi conserva ancora un briciolo di cervello — indenne da intossicazione sociale — non   comprende che per non estinguersi, la specie umana deve percorrere all’indietro la strada. L’homo sapiens ha sviluppato una tecnologia tale, da rendere insignificante l’operosità e la sapienza della specie. Di pari passo con la tecnologia, ha proceduto la demolizione della spiritualità umana, traducibile con la parola “disumanizzazione.” In questa fase l’individuo pensa a soddisfare le pulsioni più impensate, strafottendosi  di chi gli è intimo e potrebbe soffrirne. Una donna e un uomo, nel passato anche recente, si univano in matrimonio in Chiesa, divenendo una sola carne, come recitava il rito nuziale. Le parole erano simboliche, ma acquistavano fermo valore contrattuale. Ad esse si aggiungeva un autorevole raccomandazione: l’uomo non separi ciò che Dio ha unito. Sapevamo questo grazie alla madre Chiesa che ci istruiva. Ma per i profondi pensatori progressisti, l’idea di un Dio condizionava la libertà umana, e doveva essere cancellata, Lui compreso . Lo hanno pensato e ci sono riusciti, ed ecco l’umanità ricca e anche libera, col beneplacito del dio Progresso. Oh, che gioia, la libertà! Ma è come si sperava, od è il suo orrendo contrario? Dipende. Io scrivo sotto lo shock causatomi da quel padre di 47 anni , di Rivara – To, che ha sparato all’amatissimo figlio di 11 anni, rivolgendo l’arma contro sé stesso per mettere fine all’infelicità causata dall’abbandono della moglie. La libertà ottenuta grazie al progresso, ha cancellato la formula sacramentale secondo la quale marito e moglie sarebbero rimasti uniti nella buona e nella cattiva sorte. Un marito può avere colpe anche gravi verso la moglie, e viceversa, e ci potrebbe anche essere una giustificazione se la moglie lo abbandona, ma se a patirne sarà soltanto il coniuge. Quando però la prole è in tenera età, l’abbandono è una colpa imperdonabile. Il femminicidio, neologismo che accantona il generico omicidio, che non fa distinzione di sesso, esiste dall’eternità, ma in misura modica, come avviene da sempre per tutti i reati gravi. La sproporzione attuale, è il risultato della leggerezza legalizzata, che consente l’abbandono del marito. Quelli che gridano, invocando punizioni gravi per i femminicidi, sono gli stessi che li hanno generati con le loro insensate  lotte per la libertà individuale. La strumentalità della lotta è palese, ma pochi la riconoscono.
Quanti abusi si commettono in nome della libertà. Non abusi spiccioli, ma di sconvolgente portata.  La libertà è lecita ed ha valore solo se conquistata senza ledere la libertà e i diritti degli altri. La libertà dal vincolo matrimoniale non può essere legittimata, perché oltre ad  essere a danno del coniuge, è anche a danno dei figli ai quali viene negato il diritto naturale di avere un padre ed una madre.  La libertà d’aborto non può essere legalizzata, perché è contro il diritto di nascere del concepito, il quale non ha colpa se un maschio e una femmina hanno giocato a fare l’amore. A questo bisogna aggiungere il particolare raccapricciante del feto straziato con le pinze per tirarlo fuori a brandelli. Una disumanità diabolica, messa in atto contro un essere che è carne della propria carne. E che dire dei figli “fabbricati” come fossero giocattoli di latta?  Insomma, elencare tutto quanto è contronatura è superfluo, basta dire che il volto dell’uomo è deturpato dal peccato e la maschera serve per nasconderlo. Che peccato il bel volto luminoso di una donna adamantina, coperto da una maschera. Lo stesso vale per l’uomo, per essere equi! Allora, tiriamo le somme; l’atto finale dell’ evoluzione dell’uomo  è quello di una mostruosa figura in  maschera? Poveri noi!
Antonio Dovico — 25 settembre 2020

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