DIDATTICA A DISTANZA. LA CONFUSIONE REGNA SOVRANA MA IL GRAVE PROBLEMA DEVE ESSERE AFFRONTATO SUBITO DA MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE PER IL GRANDE DISAGIO PROVOCATO A PROFESSORI STUDENTI E FAMIGLIE


 

– Giuseppe Stella –

Dopo tutte le voci che si sono susseguite e sovrapposte in merito all’idea del neo-ministro (o di chi per lei) sulla didattica a distanza (una formula improvvisata e ora abusata), la confusione regna sovrana in seno al corpo docente e soprattutto in seno alle famiglie dei ragazzi che frequentano i vari gradi di scuola, compresa quella dell’Infanzia.

Di didattica a distanza sin qui non se n’era mai parlato, una formula generica che viene utilizzata per lo più per casi di ragazzi handicappati o con vari disagi che non possono frequentare normalmente la scuola pubblica o dalle università private, cioè da scuole che preparano a distanza gli studenti e sono specializzate all’uopo per far conseguire, pagando fior di quattrini, diplomi o lauree. Insomma, la Scuola italiana non si è mai occupata del problema e dunque non è assolutamente preparata ad affrontare la situazione, anche e soprattutto perchè sia i ragazzi che le famiglie non dispongono di mezzi informatici idonei, non basta il telefonino: ci vogliono Pc professionali, stampanti, scanner e via dicendo (i dispositivi di supporto son tanti coi relativi programmi); na parte tutto, solo il 20% circa dei docenti ha una solida preparazione digitale (la parola è facile ma è quel che ci sta dietro che diventa difficile), che tra l’altro non viene loro richiesta tra i titoli da esibire per l’insegnamento della propria materia. Insomma, una situazione talmente complessa che la boutade della didattica a distanza ha gettato scompiglio non solo tra i docenti ma soprattutto tra gli scolari, gli studenti e in particolare tra le famiglie che appaiono disperate e preoccupate a ragion veduta. Infatti, simili cose non si improvvisano dalla sera alla mattina sol perchè si è appalesata un’emergenza sanitaria seria (mondiale) che non si sa quando potrà avere termine. Però non si possono chiudere i cancelli quando i buoi sono scappati e se non c’è la necessaria preparazione per sviluppare determinate ipotesi di studio si crea solamente confusione senza costrutto e si determinano afflizioni peggiori del male che si sommano a quelle per il CORONAVIRUS (una guerra). In atto, ognuno dice la sua e certi docenti non fanno che mandare compiti a casa ai ragazzi non spiegando le lezioni ma limitandosi a trascrivere le regolette prese dal libro, ovviamente con risultati deludenti che non soddisfano gli studenti che a questo punto avrebbero bisogno di un tutor a casa e anche… di un tecnico informatico. Come del resto i docenti che dovrebbero fare a scuola questo lavoro per il quale nessuno li ha mai preparati e invece taluni (la maggioranza di quelli che ce li hanno) usano mezzi propri.

Una vera e propria baraonda che una ministra inesperta (da ciò che risulta), senza alcuna esperienza politica…, come quella attuale, non riteniamo, come giornale, sia in grado di affrontare e mitigare con provvedimenti maggiormente praticabili, che in atto, tra l’altro, non s’intravedono (perchè non facili nè alla portata di tutti).

Poi, questa problematica, molto seria, riguarda sia il governo (tutto) sia l’opposizione (e mi meraviglio di costoro che in atto stanno zitti) che fino ad oggi non si sono pronunciati e farebbero bene che iniziassero a farlo, consultando luminari della scienza, scrittori, filosofi: insomma le vere menti del Paese che in Italia ci sono, i quali con l’occasione dovrebbero anche occuparsi di una grande riforma della scuola già da tempo in agonia.

Attualmente le scuole hanno ricevuto dal Miur una nota per un’ “indagine sullo svolgimento della didattica a distanza”. Si tratta di quesiti rivolti ai genitori degli studenti ai quali viene richiesto se sono favorevoli all’utilizzo delle piattaforme per classi virtuali, se hanno difficoltà di collegamento, di quali dispositivi informatici dispongono, se hanno collegamenti ad internet, se hanno necessità di dispositivi per fruire della didattica a distanza e se hanno difficoltà di collegamento al registro elettronico.

Detto questo, i quesiti danno per scontato che genitori ed alunni conoscano bene l’informatica, quel che più conta, ma non si parla di analoghi quesiti ai docenti nè di pregresse esperienze di didattica virtuale degli uni e degli altri (compresi i genitori per i bambini più piccoli).

La materia non è facile da trattare e la matassa è alquanto complicata perchè conoscere bene bene l’informatica non è da tutti ed è come voler dire ad uno che non ha la patente di guidare la macchina per ragioni di emergenza, o a uno che non ha mai fatto neppure il soldato di provare a fare il generale nel pieno corso di una guerra.

Stiamo pestando l’acqua nel mortaio e purtroppo con dilettanti allo sbaraglio e senza preparazione alcuna rischiamo di andare a sbattere tutti la testa contro un muro e di farci veramente male.

In tempi di guerra si andava a scuola, ma questa è una guerra diversa da quelle tradizionali e purtroppo, per ora, la scuola non può funzionare perchè la priorità assoluta è la salvaguardia della salute e la sconfitta del virus che sta sconvolgendo il mondo intero.

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