Il presidente Cairo dice: ”La responsabilità è dei calciatori”


  — Il Presidente Urbano Cairo. —

E se invece, signor presidente, guardandosi allo specchio riflettesse per un attimo che la responsabilità di questo Toro ridotto a brandelli fosse sua? Solo, o in parte sua? Scelga lei! Sono troppi anni ormai che la grande storia di questa società di calcio resta l’unica cosa positiva del club granata, l’unico vero tesoro da salvaguardare. Ma si dà il caso che lei ha in mano una squadra e una società che si occupa di calcio e non di editoria, e quindi dovrebbe essere gestita in maniera consona. E qual è questa maniera consona che un ottimo presidente di una società di calcio moderna deve attuare? Quella di porsi un progetto serio da realizzare in base alle esigenze che la società richiede per storia e importanza data dallo stesso nome. Il Torino non è solo passione, tifo, ideale sportivo e culturale, il Torino è una società di calcio che deve essere impostata in maniera moderna con figure capaci dal punto di vista tecnico e organizzativo, cui si deve dare loro affidamento senza che il presidente debba essere unico capo di ogni cosa. Lei, signor presidente, ha dimostrato fin dall’inizio di non fidarsi di nessuno e di avere scelto intorno a lei figure che non fanno ombra e si lasciano condurre per mano dalle sue personali convinzioni. Purtroppo, fin dall’inizio non ha voluto inchinarsi all’idea che l’azienda calcio è totalmente diversa dall’editoria e che per avere ragione è indispensabile gestirla in maniera consona alla tipologia di settore sul quale si è investito. Non basta coniugare la pur importante attenzione verso quel bilancio in cui fa sempre fede il dare e l’avere come unico vero ago della bilancia di una sana azienda. Diciamo che questo è il primo passo verso la conduzione per amministrare una società di qualsiasi tipologia di mercato si occupi. Tuttavia, chi investe nel calcio, così come ha fatto lei a suo tempo, non può non vedere in faccia una realtà che è sotto gli occhi tutti, fino all’ultimo dei tifosi del Toro. I soldi spesi male per Verdi limitano oggi acquisti più significativi a completamento di una squadra che naviga nel buio, soprattutto per la mancanza di una regia calcistica capace di dettare i tempi. Un centrocampo dozzinale in cui si evidenziano gravi mancanze di valori tecnici che si riflettono su una difesa che si fa trovare spesso impreparata a contenere le ripartenze degli avversari. E poi quel lasciare sempre solo il gallo Belotti che avrebbe bisogno di un attaccante vero che possa far coppia con lui e aiutarlo, senza sfiancarsi in sgroppate in cui predica sempre nel deserto. E adesso che anche Sirigu (dopo avere contribuito l’anno scorso assieme a Belotti a salvare il Toro dalla Serie B) dimostra un chiaro svilimento ed espressiva voglia di cambiare aria, la frittata è fatta. E intanto, mentre da più parti leggiamo che anche Giampaolo sia in pericolo di esonero, noi pensiamo che lei, signor presidente, non lo sostituirà perché questo significherebbe mettere a libro paga ancora un altro allenatore (Montella?). Siamo certi che lei questo esonero non lo farà, non certo per il rispetto all’attuale allenatore del Toro che lei ha voluto come ogni altra cosa ci sia in casa granata. E poi, semmai fosse messo alle corde dall’evidenza dei fatti, siamo sicuri che lei opterebbe per una soluzione meno costosa, così come fece l’anno scorso quando chiamò Moreno Longo e Antonino Asta. Un modo come un altro per utilizzare la panchina come traghettatori in attesa di altri sbagli nell’ulteriore scelta. Ma il problema del Toro (almeno in primis) non è l’allenatore e non neanche la squadra che dopo queste continue batoste è paurosa ed ha perso l’autostima necessaria per combattere. Questa squadra, questi calciatori che a suo dire hanno responsabilità nell’essere penultimi in classifica, questo allenatore e tutto ciò che ruota attorno al Toro di oggi ha il marchio del suo operato, del suo fare senza accettare il consiglio di figure che conoscono il mondo del calcio. Avere il Toro nel cuore grazie ad affetti granata materni e paterni, non è sufficiente per avere l’ambizione di portare in alto questa storica società di calcio. Se veramente desidera farlo cambi rotta, si ravveda nella diritta via di rivedere i piani a partire da vertici in grado di consigliarla e prendersi le dovute responsabilità. Partire dall’alto è indispensabile per migliorare il basso, cioè quello che conta di più sul campo. Se questo non sarà, aspetti la prima occasione per passare la mano. Magari affiggendo il cartello VENDESI attaccato alla porta della sede granata.

Salvino Cavallaro

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