Potenza, la Polizia di Stato ha dato esecuzione a cinque misure cautelari in carcere, ai domiciliari e con divieto di dimora

Potenza, la Polizia di Stato ha dato esecuzione a cinque misure cautelari in carcere, ai domiciliari e con divieto di dimora

A seguito di indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Potenza e condotte da personale della Polizia di Stato,  è stata data esecuzione ad un´ordinanza applicativa di cinque misure cautelari personali di custodia cautelare in carcere (2), arresti domiciliari (2) e divieto di dimora, disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Potenza nei confronti di tali SCAVONE Alessandro (cl. 75),  SCAVONE Michele (cl. 73), CICIRIELLO Pasquale (cl. 88), LUCHIAN Ionut (cl. 89) e MARTOCCIA  Giuseppe (cl. 70), tutti dimoranti in Potenza.
Ai due  SCAVONE (destinatari di misura cautelare in carcere), al CICIRIELLO  Pasquale ed al IONUT Luchian (destinatari della misura degli arresti domiciliari) tutti ritenuti contigui al clan, sono riconducibili a vario titolo condotte di estorsione ex art. 629 c.p.(tentata e consumata), danneggiamento ex art. 635 c.p. e porto illegale di arma da taglio, tutte aggravate ai sensi dell´art. 7 legge 203/91,  nonché, ai soli SCAVONE  Alessandro, MARTOCCIA  Giuseppe, l´ipotesi di intestazione fittizia di beni ex art. 12quinquies D.L. 306/92 convertito in l. 356/92 e di falsa attestazione in atti destinati all´A.G., con riferimento al bar caffetteria “Nautilus”, con sede a Potenza alla p.zza Romagna  13bis ed alla falsa assunzione dello SCAVONE stesso.

L´ordinanza cautelare rappresenta l´epilogo di una complessa attività d´indagine condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Potenza, compendiata nella richiesta della Procura, che ha consentito di delineare un quadro indiziario di indubbia gravità, estremamente preoccupante ed allarmante a carico degli indagati.

L’indagine muove in particolare da alcuni episodi di violenza e danneggiamento registrati tra i mesi di dicembre 2015 e febbraio 2016 presso alcuni locali notturni del capoluogo e di zone limitrofe. Si tratta di episodi caratterizzati da condotte di minaccia e di violenza, a persone e cose, perpetrate a più riprese ed a mezzo di diversi autori materiali, con la finalità ultima, perseguita con ogni mezzo  – secondo quanto successivamente accertato -, di estromettere alcuni soggetti dai servizi di vigilanza di locali notturni  e discoteche (quantomeno presso il Basiliko’s di Potenza,  il Cikas di Tito Scalo, ed il centro polifunzionale di Ruoti), al fine di impadronirsi o comunque per conquistare illecitamente  una significativa fetta del mercato locale del servizi di “buttafuori”.

Un significativo contributo alle indagini è derivato dalle dichiarazioni rese a più riprese dal testimone di giustizia Natale Stefanutti, figlio di Dorino Rocco Stefanutti, soggetto già condannato ed imputato per gravi reati, fra i quali associazione mafiosa ed omicidio. Il citato testimone, all’avvio del suo contributo (fine 2014), affermava l’attualità del clan, indicandone soggetti organici e contigui, e fornendo utili elementi circa i collegamenti tra alcuni affiliati al clan ed esponenti di cosche calabresi, oltre che documenti riproducenti formule di giuramento ed affiliazione alla ‘ndrangheta calabrese.

Proprio gran parte degli odierni  arrestati venivano indicati quali associati al clan.

Nel corso delle indagini, tese ad accertare le cause dei disordini arrecati da alcuni soggetti in occasione delle serate organizzate all’interno dei locali notturni sopra indicati, si è avuto modo di riscontrare come gli stessi facessero riferimenti alla forza del gruppo organizzato cui dicevano di appartenere (con espresso riferimento  all’esistenza del sodalizio, ai suoi capi, ai rituali associativi ed  alla loro veste di associati e seguaci), incutendo un atteggiamento di paura e soggezione nelle vittime. Così come pure venivano fatti espressi riferimenti a passate vicende (come ad esempio il passato danneggiamento del locale “Go Go” di Savoia di Lucania).
I diretti concorrenti nei servizi di sicurezza e gli stessi gestori dei locali sono stati  sottoposti ad una “manovra di accerchiamento” apprestata per il conseguimento del fine illecito .
Uno dei gestori, particolarmente turbato, sentito dalla Squadra Mobile e dopo non poche reticenze, dichiarava di “non avere avuto scelta”. Qualcun altro ha preferito invece la strada della reticenza, dovendo rispondere per tale ragione di condotta di favoreggiamento.

L’interesse verso i servizi di sicurezza era chiaramente finalizzato ad favorire altri soggetti, a loro volta indagati a piede libero per estorsione aggravata in concorso.

Fra le misure richieste dalla Procura ed accolte dal GIP, anche il sequestro preventivo del bar “Caffetteria Nautilus” di Potenza.
L’attribuzione fittizia di quest’ultima attività è legata alla condizione di sorvegliato speciale dell’indagato SCAVONE Alessandro, il quale ne ha  curato personalmente l’apertura e  gestione (seguendo personalmente le relative pratiche, tenendo contatti con gli uffici comunali preposti al rilascio delle previste autorizzazioni, acquistandone gli arredi, ecc.), per quanto ne risultasse invece amministratore e socio unico il cognato MARTOCCIA Giuseppe.
In epoca successiva all’apertura del locale, lo stesso SCAVONE  avanzava al Tribunale una richiesta di modifica della esecuzione della misura di prevenzione cui era già sottoposto, ovvero una modifica delle modalità applicative della stessa, rappresentando di avere sottoscritto un contratto di lavoro subordinato presso il bar del cognato con qualifica di barista. Ma le conversazioni captate hanno dato prova di come quell’asserita “collaborazione”  mal si conciliava con la completa ed esclusiva autonomia di gestione ed organizzativa assunta dall´indagato. Proprio in relazione alla suddetta richiesta, gli stessi SCAVONE e  MARTOCCIA rispondono pure di false attestazioni in atti destinati all’A.G..

Analogamente, si è accertato pure che sempre SCAVONE Alessandro, nell’agosto 2015 (all’epoca ancora detenuto presso la casa Circondariale di Melfi), aveva presentato un’istanza di fruizione del beneficio della semilibertà, domanda rigettatagli per mancanza di un’adeguata offerta di lavoro. Lo stesso, a distanza di qualche settimana,  reiterava la medesima istanza, allegando questa volta  una offerta di lavoro da parte di una società avente sede operativa in Tito Scalo, per la qualifica di “magazziniere”. In realtà quest’ultima “offerta” di lavoro veniva programmata e concordata dal correo SCAVONE  Michele, unitamente alla moglie dello SCAVONE Alessandro, con i responsabili della suddetta società, i quali davano la piena disponibilità a redigere il documento consapevoli che si trattava di un mero espediente per far ottenere a quest’ultimo i benefici di legge. Anche a costoro, come pure alla moglie dell’indagato, viene contestata l’ipotesi di false attestazioni in atti destinati all’A.G.

Lo spessore criminale degli indagati SCAVONE Alessandro Antonio e SCAVONE Michele poggia sui loro precedenti penali ed è dimostrato pure dalle loro continue e permanenti frequentazioni di soggetti legati a contesti criminali, senza che il trascorso carcerario li abbia indotti in alcun modo ad alcun “ravvedimento”. Particolarmente allarmanti sono risultate le modalità attraverso le quali i due hanno realizzato le condotte estorsive, ingenerando in molte vittime sentimenti di paura, nella consapevolezza dei loro curriculum criminali.

Gli stessi indagati CICIRIELLO  e IONUT Luchian, in rapporto di sudditanza ai primi due (CICIRIELLO in particolare si qualificava quale “soldato”, mostrando in segno di affiliazione una “croce” tatuata sulla mano ), si sono mostrati soggetti fortemente contigui al clan, potendo vantare anche loro alcuni significativi precedenti penali, avendo posto in essere, anche in tempi recenti, condotte allarmanti per le quali sono indagati  separatamente.

L´indagato IONUT Luchian è stato rintracciato all’estero, nel suo paese di origine (Talmaciu-Sibiu, Romania), ove è stato arrestato provvisoriamente dagli organismi di Polizia Romeni per il tramite del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia , in esecuzione di un mandato d’arresto europeo spiccato su richiesta della stessa Procura in relazione ad altro precedente provvedimento di esecuzione pena (anni sei di reclusione) per rapina aggravata, ricettazione, estorsione, e lesioni personali volontarie. Al suo rintraccio si è pervenuti attraverso accertamenti operati su trasferimenti di denaro effettuati in suo favore da soggetti dimoranti in questo capoluogo, segnalati per procurata inosservanza di pena.

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