Il giorno in cui Frizzi è stato a tavola con noi

Il giorno in cui Frizzi è stato a tavola con noi

Salvino Cavallaro –  Ore 12,00. Mercoledì 28 marzo 2018. Ci sono giorni diversi dagli altri, giorni in cui ti trovi a tavola nell’ora di pranzo, accendi la TV e invece di assistere al TG ti accorgi che ci sono i funerali di Fabrizio Frizzi. Sembra quasi lo scherzo del destino che all’ora di pranzo ti mette davanti all’ultimo saluto verso l’amico di tutti. Anche nostro! E allora scorgi le immagini televisive di quella Piazza del Popolo di Roma, dove oggi persino le nuvole sul cielo soprastante la Chiesa degli Artisti si sono allontanate per dare al sole l’opportunità di scaldare gli animi affranti dal dolore. Abbiamo visto uomini, donne, bambini e anziani con cadenze dialettali diverse, esprimere i loro pensieri mentre manifestavano un cordoglio composto, rotto solo da un timido applauso rivolto alla salma prima che fosse portata in chiesa per i funerali. In un angolo della piazza l’icona di Fabrizio è la luce di un sorriso che si accompagna al braccio alzato in segno di saluto. Sembrava quasi ringraziare. Dentro la chiesa, colma fino all’inverosimile, le telecamere hanno inquadrato i volti commossi di numerosi artisti, amici e parenti di Fabrizio. L’omelia è stata molto toccante, coinvolgente. Parole capaci di raggiungere le corde dell’anima al pensiero di un Dio che ha chiamato a sé Fabrizio, non per strapparlo all’affetto di sua moglie Carlotta, di sua figlia Stellina, di Valeria la “sorellina” cui Fabrizio ha donato il midollo osseo, dei parenti, degli amici e della gente comune che oggi piange la sua scomparsa, ma per un atto d’amore difficile da decifrare, difficile da accettare perché sembra tutto un controsenso che mette a nudo i nostri limiti. Eppure la Settimana Santa che viviamo ogni anno di questi tempi come fulcro della nostra Fede Cristiana, ci fa pensare alla Passione e alla Morte del nostro Dio che poi è risuscitato. Ecco, ci fa bene pensare che oggi Fabrizio sia in cielo, in quel Paradiso che non può non appartenergli per tutto ciò che ha saputo fare in questa terra, per tutto ciò che ha dato sempre senza vanto alcuno, ma con la riservatezza e l’educazione di stare sempre dietro gli altri senza prevaricare, senza spingere nessuno, colleghi, amici o persone comuni che incontrava per strada tutti i giorni. Sono momenti forti in cui i pensieri volano oltre la cupola della Chiesa degli Artisti di Roma,ma anche oltre la nostra tavola imbandita all’ora di pranzo. E oggi, per la tristezza, anche gli spaghetti al pomodoro restano in bilico tra lingua e palato e non vanno giù nemmeno a spingerli con la forchetta. Si è chiuso lo stomaco e non ne vuole sapere di accettare il cibo. L’appetito non c’è più. E chissà, forse in quel momento stai pure immaginando di aspettare Fabrizio che ti aveva dato appuntamento all’ora di pranzo. La tavola è pronta e apparecchiata per averlo in casa nostra. Ma questa volta, pur in un ritardo che gli è insolito, dalla Piazza del Popolo attraverso quella sua luminosa foto fatta di sorrisi e braccia alzate in segno di saluto ti chiede scusa per il contrattempo dovuto all’improvvisa chiamata dall’aldilà. E’ la fantasia che non ha limiti, ma che ti fa immaginare l’impossibile per evadere un attimo dalle copiose lacrime e dalla tristezza. Ma non preoccuparti Fabrizio, sei perdonato. “Ubi maior minor cessat”! E chissà se sarà possibile incontrarci un’altra volta. Quando Dio vorrà! Sopra il cielo, sopra le nuvole.

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