STRAGE PERPETUA (seconda parte)


Antonio Dovico – Se quanto ho scritto nella prima parte è convincente, si può comprendere la severità esercitata dalla Chiesa fedele al Vangelo, riguardo ai rapporti sessuali. Sono sempre leciti tra marito e moglie se mirano alla procreazione, concedendoli comprensivamente nelle fasi infeconde della donna. Non sono teologo, e su questa concessione non mi pronuncio oltre; faccio solo una riflessione che si presenta spontanea alla mente. Il seme umano non viene comunque sprecato, praticando l’onanismo? La domanda è ovvia ma rimane confinata nella Trascendenza, che sarebbe un altro discorso .
 
Ritorniamo al tema dell’incrementarsi del cosiddetto femminicidio. Perché succede questo? Non era raro nel passato che i mariti uccidessero le mogli per difendere l’ “onore”, ma si trattava di un retaggio secolare, che per lo più trovava applicazione nelle popolazioni più retrograde, di bassa cultura. Per la società svezzata del nostro tempo, le fatidiche “corna” del passato, non impressionano più  di tanto i mariti, l’abbandono invece si, e tanto. Se poi a monte dell’abbandono c’è il divorzio, allora siamo alla tragedia. Un coniuge non è soddisfatto dell’altro e chiede il divorzio. Questo può capitare a tutte le età, ma è ovvio che capita più spesso nei primi passi del matrimonio. La legge che ha istituito il divorzio, è stata voluta in nome del progresso civile che rifiuta il vincolo perpetuo del matrimonio, e allora sciogliamo il nodo e liberiamoci. Se non ci sono figli restiamo nel dramma semplice, tollerabile, se ci sono, è pura tragedia.
 
Con chi vanno ad abitare i figli; chi li sostiene finanziariamente se non sono ricchi; a chi tocca educarli, e che ne è dei loro affetti straziati. Se il marito viene sfrattato dalla legge, se deve dare il mantenimento alla moglie, se non ci sono i soldi per gli avvocati, se questo e quest’altro, tanto dal non poterne più, e si scatena la tempesta dei sentimenti, è da benedire la legge che consente il divorzio, oppure è una legge maledetta propugnata da uomini diabolici? Se non ci fosse la volontà del demonio ad impedirlo, la saggezza non dovrebbe trionfare sulla follia? Ci sono casi estremi per i quali è indispensabile la separazione di una coppia, ma nella normalità della maggioranza dei casi, consolidata dall’esperienza del passato, quante volte, pur constatando l’inconciliabilità del carattere dei coniugi, con la buona volontà si andava avanti senza scosse dissestanti? Vigente il divorzio,  magari dopo una solenne sfuriata, la femmina lascia marito e figli nella disperazione e se ne va col “compagno”. A sua volta anche questo pur con meno ragioni, se lasciato, commette femminicidio. Allora ce la facciamo una domanda onesta? La conquista del diritto “civile”, che consente al coniuge di rompere il patto sacro del matrimonio, ha condotto l’umanità all’ emancipazione o alla dannazione? La risposta giusta deve fare riflettere: a quale risultato perviene la conquista dei cosiddetti “diritti civili?”
 
Antonio Dovico
 
9 maggio 2019

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