IL DONO


L’altra mattina, una calma surreale. Avevo passato la notte in meditazione. Non una meditazione medio-orientale. All’improvviso una strana forma di pace luminosa, prima mi circondò e poi si impossessò della mia persona. Ritornai a letto con una certa paura adolescenziale, pensando di essere sotto l’influenza di una crisi nervosa e non una piccola canna di hashish, che mi rendeva felice. Dopo circa un’ora mi sono svegliato happy come una pasqua. Una felicità immotivata, mentre la TV sottolineava che il numero di decessi dovuti alla pandemia nelle ultime 24 ore era salito a 480 e la parte d’Italia multicolore che mi riguardava era diventata arancione e le restrizione erano diventate più cogenti. Nessun viaggio fuori regione, movimenti della persona molto limitati e il coprifuoco dalle 10 di sera alle 6 del mattino seguente. Mi tornò alla mente un testo del filosofo Franco Lombardi scritto nel 1964 dal titolo “Il concetto di Libertà”. Più che alla mente, il Testo mi osservava dallo scaffale e mi invitava a rileggerlo oggi, in piena pandemia. Non mi lasciai sedurre dall’invito.

Qualcuno aveva scritto che la libertà è pesante e pensante, aborrisce i calcoli e i tatticismi e non è un rischio. È piuttosto un obiettivo cui tendere, che si conquista e si trasforma progressivamente sino a conseguire la sua forma più sicura e precisa. È l’antitesi dell’arbitrio.

Pesante e pensante: sono i due aggettivi con cui due grandi filosofi italiani della seconda metà del secolo scorso definirono la libertà. Franco Lombardi la riconobbe come «pesante» e Michele Federico Sciacca quale «pensante». Anche se molto accattivanti, questi concetti non fecero molta presa su di me nello sbarcare in Nord America alla fine degli anni sessanta.

Nel 1970 frequentavo l’università dell’Alberta nella città di Edmonton. La stessa città aveva dato i natali a Marshall McLuhan nel 1911 sociologo, filosofo, critico letterario e professore canadese, molto importante all’epoca per la mia generazione legata alla sua interpretazione innovativa degli effetti prodotti dalla comunicazione sia sulla società nel suo complesso sia sui comportamenti dei singoli. I mass-media stavano emergendo, diventando la tecnologia dei poteri forti nel mondo. Quegli stessi poteri che avevano sovvenzionato una nuova tecnologia come invisibile tiranno che porta i suoi effetti distruttivi nei più profondi recessi della psiche umana, “più di quanto possano fare i denti a sciabola della tigre o dell’orso. Quello di cui c’è bisogno non è attaccare la lampante imbecillità, ma spiegare ciò che la sostiene.”

Oggi, non essere consapevole di tutto quello che sta succedendo alle nostre “libere esistenze” e collocarle alla loro reale concessione o dono corrisponde al non capire chi veramente siamo in un contesto non creato da noi e nel quale ci viene accordato di vivere. La libertà dell’uomo, di conseguenza, non è il risultato di un atto arbitrario dello stesso ma quella di atti determinati da poteri che ci governano. La libertà non è fatta di libere scelte: chi non può scegliere nella propria vita non è libero. Senza libertà di scelta non c’è creatività; senza creatività non c’è vita. Quante volte durante la nostra vita abbiamo sentito dire che la libertà era uno dei “doni”, dunque una donazione non una conquista attraverso atti rivoluzionari, “atti arbitrari”, come li chiamerebbe Giambattista Vico.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

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