Scure su circa 250 emendamenti alla legge elettorale: in commissione resta il nodo delle preferenze


La riforma della legge elettorale entra nella fase decisiva alla Camera, ma il percorso si presenta già in salita. Dopo la prima scrematura effettuata dagli uffici di Montecitorio, che aveva ridotto gli emendamenti presentati da 771 a 731 proposte, il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, Nazario Pagano, ha comunicato ai deputati che saranno discussi soltanto 479 emendamenti.

Circa 250 proposte sono state quindi escluse: alcune perché giudicate inammissibili, altre perché considerate di contenuto esclusivamente formale. Da oggi prende il via la maratona del voto in commissione, con lavori che potrebbero proseguire anche nel fine settimana, con l’obiettivo di portare il testo in Aula il 26 giugno. Non è esclusa però l’ipotesi che il provvedimento arrivi in assemblea senza relatore, nel caso in cui il confronto in commissione dovesse saltare.

Sullo sfondo resta il dibattito politico legato alla possibile evoluzione dello scenario nazionale, alimentato anche dalle voci su elezioni anticipate nella primavera del 2027. In questo contesto assume rilievo il sondaggio SWG diffuso da La7, secondo cui per la prima volta il movimento Futuro Nazionale del generale Roberto Vannacci avrebbe raggiunto la Lega nelle intenzioni di voto.

Secondo la rilevazione, Futuro Nazionale avrebbe guadagnato mezzo punto in una settimana arrivando al 5,3%, mentre la Lega avrebbe perso lo 0,3%, fermandosi allo stesso livello. Un dato che potrebbe influenzare gli equilibri all’interno della coalizione di centrodestra.

Sul tema è intervenuto anche Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia, mantenendo una posizione prudente: ha riconosciuto che Vannacci «ha tante idee» e che alcune posizioni possono essere ascoltate, ma ha ricordato la sua opposizione al primo governo di centrodestra.

Intanto la maggioranza punta a procedere sulla legge elettorale senza aprire grandi modifiche. Sono stati presentati soltanto quattro emendamenti e l’orientamento prevalente resta quello di respingere le proposte avanzate dal centrosinistra e dall’area vicina a Vannacci. Il tema delle preferenze, invece, potrebbe essere affrontato direttamente in Aula a Montecitorio, dove il voto segreto potrebbe diventare un elemento decisivo.

L’opposizione conferma la propria contrarietà alla riforma, ritenuta non condivisibile nel merito. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha criticato la priorità data dal governo al provvedimento, sostenendo che il Paese avrebbe altre emergenze da affrontare, come la sanità e il livello degli stipendi.

Resta centrale anche la questione delle preferenze, che divide sia maggioranza sia opposizione. Fratelli d’Italia e Noi Moderati si sono dichiarati favorevoli e hanno annunciato la volontà di riproporle con emendamenti in Aula. Più fredde invece le posizioni di Forza Italia e Lega.

Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè ha difeso l’impianto della legge, sostenendo che garantirebbe maggiore stabilità politica e lanciando un avvertimento sugli scenari futuri, in particolare sul possibile avvicinamento tra Vannacci e altre forze politiche.

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